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Spero solo che gli astici non siano razzisti e non giudichino in base al colore della pelle...ehm...volevo dire corrazza
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Il colore marcatamente indaco è dato dall'esubero di una proteina...che la natura sia infinitamente varia è un dato di fatto...che la diversità sia la nostra ricchezza è indiscutibile...spero solo che gli astici non siano razzisti e non giudichino in base al colore della pelle...ehm...volevo dire corrazza.
Ma in definitiva sono ottimista al riguardo...non essendo umani hanno un punto a loro favore.
Mi auguro che il pesacatore decida di liberare il bellissimo ed ancor più rarissimo astice...spero si aun uomo saggio
Ne esiste uno su due milioni. Rari come le perle nelle ostriche e ugualmente abbaglianti agli occhi di chi ha la fortuna di imbettersi in uno dei pochissimi esemplari di astice blu. È quanto è accaduto a Bobby Stoddard, 51 anni, pescatore della Nuova Scozia, in Canada. Una variazione genetica fa sì che il crostaceo produca una proteina in modo così eccessivo da generare questo particolare colore. "È l'unico esemplare che io abbia mai visto in 33 anni di attività", ha detto il pescatore alla Cnn. Evidentemente la fortuna deve essere nel dna di famiglia dal momento che, ha precisato Stoddard, "anche mio padre è stato un pescatore per ben 55 anni e ne ha catturata uno simile circa 45 anni fa". "Catturo fino a 3.000 astici in una giornata, ma stavolta è stato diverso". Inizialmente ha messo in vendita online il crostaceo per 200 dollari ma, dopo avere ricevuto alcune telefonate in cui veniva rimproverato del fatto di volersi liberare di una creatura così rara, ha deciso di fermare la vendita. "Sono una persona timida - ha detto - catturare astici è ciò che faccio nella vita e ora voglio fare la cosa giusta. Non so cosa sia meglio, forse sarebbe opportuno ridarlo all'oceano, ma vorrei che fosse visibile a più persone possibili".fonte: Repubblica.it





























Humboldt, pone altri grattacapi. Intanto chiariamo di chi si sta parlando: non è il calamaretto con cui condiamo gli spaghetti per intenderci: il calamaro gigante di Humboldt può arrivare a una lunghezza di due metri e a un peso di 50 chili. Il suo becco, dicevamo, è fatto del materiale più duro per ora identificato sulla Terra. Il problema è che questa arma micidiale è direttamente connessa con i tessuti molli che costituiscono la bocca dell'animale. Provate voi a tagliare una bistecca tenendo tra le labbra l'estremità di una lama: come minimo fareste altrettanti danni alla vostra bocca che alla bistecca, e passerebbe la fame. Il calamaro invece ne esce sazio e incolume; gli scienziati hanno scoperto perché: in realtà la composizione chimica del becco varia dalla sua punta alla base. In particolare avvicinandosi ai tessuti molli aumenta la quantità di acqua intrappolata nella matrice di proteine che costituisce la sostanza del becco, e questo rende lo strumento più morbido proprio là dove deve. Naturalmente i bioingegneri sono all'opera per imitare il meccanismo, alla ricerca di strategie innovative per realizzare congiunzioni tra materiali duri e materiali molli. L'acqua sembra essenziale anche nel processo di filatura della seta dei ragni: la sua concentrazione impedisce la cristallizzazione prematura delle proteine che costituiscono la seta, cosa che porterebbe a un disastroso blocco del sistema di filatura. I ricercatori che sono al lavoro per riprodurre il fantastico filo, ad esempio per utilizzarlo in sala operatoria come sutura d'avanguardia, hanno fatto tesoro dell'informazione.


