Il robot dell'Istituto superiore per la protezione dell'ambiente ci porta una buona nuova: il rarissimo corallo nero vive al largo della Scilla ed è una notizia fantastica considerando che si tratta di una specie a serio rischio d'estinzione, a tale proposito avevo scritto
articolo di www.aiam.info
Apre scenari del tutto inediti la scoperta fatta dagli studiosi marini dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale Ispra (ex Icram) impegnati in un progetto di monitoraggio della biodiversità marina in Calabria.
Ne avevo già parlato nel post del 14 Aprile u.s.:
ed a tale proposito riporto fedelmente l'articolo di Ansa che mette in chiaro quanto pericolosa e dannosa sia la scomparsa dei coralli anche per gli umani.
ed a tale proposito riporto fedelmente l'articolo di Ansa che mette in chiaro quanto pericolosa e dannosa sia la scomparsa dei coralli anche per gli umani.
ansa
Il Triangolo dei Coralli, che si estende tra le coste, le barriere coralline e i mari di sei paesi indonesiani, Filippine, Malesia, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Timor Leste, pur essendo appena l'1 % della superficie della Terra comprende il 30% delle barriere coralline mondiali. In questa ampia zona e' racchiuso il 76% delle specie dei coralli presenti in tutto il mondo che ospitano oltre il 35% delle specie di pesci presenti nelle barriere coralline. Una biodiversita' e ricchezze naturali che, nell'area, da vivere a piu' di 100 milioni di persone. In occasione della Conferenza Mondiale degli Oceani, che si e' aperta ieri a Manado (Indonesia), il Wwf ha presentato uno studio su quest'area - ''Il Triangolo dei coralli e i cambiamenti climatici: ecosistemi, persone e societa' a rischio di estinzione'' che - sulla base di oltre 300 analisi scientifiche il lavoro di piu' di 20 esperti nei campi della biologia, economia e scienza della pesca - lancia un allarme sul rischio che queste barriere scompaiano e, con esse, la fonte di vita e sostentamento per milioni di persone ''L'analisi mostra chiaramente - sottolinea il Wwf - come le barriere coralline potrebbero sparire dal cosiddetto Triangolo dei Coralli entro la fine del secolo a causa dei cambiamenti climatici, vale a dire rapido aumento della temperatura degli oceani, del livello dell'acqua e della sua acidita', siccita' e burrasche''. ''Se la comunita' internazionale non correra' ai ripari nella lotta ai cambiamenti climatici, potrebbe svanire l'ambiente marino piu' ricco di biodiversita' al mondo e le conseguenze ricadrebbero sulle popolazioni della regione: circa 100 milioni di persone di fatto non avrebbero piu' fonti di sostentamento''. Una perdita di cosi' vaste proporzioni, secondo l'organizzazione ecologista, potrebbe essere evitata se ''da subito'' si intraprendesse un'azione globale sul riscaldamento del pianeta, ma anche ponendo una maggiore attenzione all'eccesso di pesca e al controllo delle fonti d'inquinamento. ''In uno dei due possibili scenari futuri presi in esame nello studio (quello peggiore, ndr.), si prevede la continuazione di questo andamento negativo del cambiamento climatico e si presume uno scarso impegno per proteggere l'ambiente costiero'', ha detto il Professor Ove Hoegh-Guldberg dell'Universita' di Queensland, a capo del team di esperti autori dello studio. ''In questo scenario, la gente vedra' distruggere i tesori biologici del Triangolo dei Coralli nel corso di questo secolo a causa dei rapidi aumenti della temperatura degli oceani, del livello dell'acqua e della sua acidita', mentre diminuira' la capacita' di ripresa dell'ambiente costiero a causa di una cattiva gestione delle coste. La poverta' aumentera', sparira' la sicurezza del cibo, l'economia soffrira' e i popoli della costa dovranno emigrare sempre piu' verso aree urbane''.
Periodi sempre più lunghi di caldo e temperature del mare in ascesa provcano seri problemi alla sopravvivenza delle specie marini, uno per tutti il bellissimo corallo
ansa
L'estate marina si e' allungata di oltre trenta giorni e l'aumento della temperatura del mare registrato fra il 1974 e il 2006 nel Mediterraneo ha provocato episodi di mortalita' di massa di organismi che abitano il fondo marino. E' quanto emerge da uno studio spagnolo del Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche (Csic) pubblicato sulla rivista Proceedings dell'Accademia nazionale di scienze statunitense, secondo il quale la mortalita' di organismi invertebrati e' il prodotto del riscaldamento globale. Il lavoro segnala infatti che, in periodi estivi estremamente lunghi e caldi, come quelli registrati dal 1999 al 2003, si sono prodotti processi di mortalita' di massa sui fondali del Mar Ligure e in quasi tutto il Mediterraneo nord occidentale.
I ricercatori sottolineano nell'indagine che l'allungamento delle condizioni estive nel mare, provocato dal riscaldamento globale, e' dovuto all'incremento nella durata e intensita' della stratificazione o mancanza di mescolanza fra le acque profonde, piu' fredde e ricche, e quelle superficiali. In altre parole, durante il periodo estivo lo strato superficiale del mare si riscalda progressivamente, per cui aumenta il contrasto termico con gli strati inferiori. Questa situazione di stratificazione e di mancanza di mescolanza fra le acque del fondo e della superificie si sviluppa da maggio ad ottobre. Diversi tipi di invertebrati, inclusi coralli e spugne, risultano danneggiati spesso in maniera mortale dalle condizioni prolungate dell'estate. ''Sopportano una durata normale delle condizioni avverse rappresentate dal periodo estivo - spiegano gli scienziati del Csic, guidati da Rafael Coma, del Centro di studi avanzati di Blanes (Girona) - ma non possono superare un prolungamento anomalo, specialmente se questo si produce in combinazione con temperature elevate in maniera anormale''. Coma evidenzia che ''la causa della mortalita' di questi organismi e' lo stress fisiologico dovuto alle limitazioni energetiche''.
Le alte temperature comportano infatti ''un maggiore sforzo respiratorio e non c'e' molto alimento disponibile, dato che gli elementi nutritivi non salgono dalle acque profonde piu' fredde a quelle superiori, piu' calde''. Marta Ribes, ricercatrice dell'Istituto di Scienza del Mare del Csic, sottolinea che ''l'aumento di episodi di mortalita' produrra' cambiamenti profondi anche nella composizione delle comunita' litorali che vivono negli strati superiori del mare''. I ricercatori assicurano che, per potere quantificare e limitare gli effetti del cambio climatico globale sugli ecosistemi, e' indispensabile l'istituzione di osservatori per il rilevamento costante di dati ambientali.
L'estate marina si e' allungata di oltre trenta giorni e l'aumento della temperatura del mare registrato fra il 1974 e il 2006 nel Mediterraneo ha provocato episodi di mortalita' di massa di organismi che abitano il fondo marino. E' quanto emerge da uno studio spagnolo del Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche (Csic) pubblicato sulla rivista Proceedings dell'Accademia nazionale di scienze statunitense, secondo il quale la mortalita' di organismi invertebrati e' il prodotto del riscaldamento globale. Il lavoro segnala infatti che, in periodi estivi estremamente lunghi e caldi, come quelli registrati dal 1999 al 2003, si sono prodotti processi di mortalita' di massa sui fondali del Mar Ligure e in quasi tutto il Mediterraneo nord occidentale.
I ricercatori sottolineano nell'indagine che l'allungamento delle condizioni estive nel mare, provocato dal riscaldamento globale, e' dovuto all'incremento nella durata e intensita' della stratificazione o mancanza di mescolanza fra le acque profonde, piu' fredde e ricche, e quelle superficiali. In altre parole, durante il periodo estivo lo strato superficiale del mare si riscalda progressivamente, per cui aumenta il contrasto termico con gli strati inferiori. Questa situazione di stratificazione e di mancanza di mescolanza fra le acque del fondo e della superificie si sviluppa da maggio ad ottobre. Diversi tipi di invertebrati, inclusi coralli e spugne, risultano danneggiati spesso in maniera mortale dalle condizioni prolungate dell'estate. ''Sopportano una durata normale delle condizioni avverse rappresentate dal periodo estivo - spiegano gli scienziati del Csic, guidati da Rafael Coma, del Centro di studi avanzati di Blanes (Girona) - ma non possono superare un prolungamento anomalo, specialmente se questo si produce in combinazione con temperature elevate in maniera anormale''. Coma evidenzia che ''la causa della mortalita' di questi organismi e' lo stress fisiologico dovuto alle limitazioni energetiche''.
Le alte temperature comportano infatti ''un maggiore sforzo respiratorio e non c'e' molto alimento disponibile, dato che gli elementi nutritivi non salgono dalle acque profonde piu' fredde a quelle superiori, piu' calde''. Marta Ribes, ricercatrice dell'Istituto di Scienza del Mare del Csic, sottolinea che ''l'aumento di episodi di mortalita' produrra' cambiamenti profondi anche nella composizione delle comunita' litorali che vivono negli strati superiori del mare''. I ricercatori assicurano che, per potere quantificare e limitare gli effetti del cambio climatico globale sugli ecosistemi, e' indispensabile l'istituzione di osservatori per il rilevamento costante di dati ambientali.
DIECI nuove specie di anfibi, esemplari mai visti altrove. La scoperta, che ha entusiasmato il mondo scientifico, è stata fatta durante una spedizione nella regione montuosa di Tacarcuna, in Colombia, nella zona protetta del Darien, al confine con Panama: un'area che si è rivelata agli studiosi come una ricchissima nuova Arca di Noè.
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